Mesciu Cicciu

Una piccola impresa meridionale

Mesciu Cicciu

Una piccola impresa meridionale

All’anagrafe mi chiamo Francesco Danieli (1981), anche se per molti sono semplicemente “Mesciu Cicciu”. Mèsciu (“Maestro” in dialetto leccese) perché a quanto pare me la cavo bene nell’antica e nobilissima arte della muratura, ma anche perché negli anni ho formato una nutrita schiera di apprendisti (discìpuli). Cicciu, perché al Sud è uno dei diminutivi di Francesco e non – come qualche malpensante potrebbe ritenere – per riferimenti autobiografici alla mia corporatura diversamente esile.

L’impresa edile che porta il mio nome nasce come impresa artigiana autonoma il 26 gennaio 2015, con iscrizione nel Registro Imprese presso la Camera di Commercio di Lecce il 4 febbraio dello stesso anno, ed ha sede legale a Galatone (Le).

In realtà il mio lavoro è forte di un’esperienza pluriventennale nel settore e – a dirla tutta – affonda le radici morali nel DNA stesso della mia famiglia. I miei antenati per parte materna, i Ferrari di Matino (Le), furono per molte generazioni valenti maestri di volte in muratura e tra loro spicca la figura di Mesciu Micheli Ferrari, mio bisnonno, dal quale numerosi vecchi maestri fabbricatori del basso Salento appresero l’arte, a cavallo tra Ottocento e Novecento.

Ebbene, in un tempo in cui ciò non era affatto scontato, mio papà Gaetano (1942), figlio di contadini, si è rimboccato le maniche, ha studiato fino a laurearsi in Lettere e ha insegnato per quarant’anni nella Pubblica Istruzione. La stessa cosa ha fatto mia mamma Gabriella (1950), maestra elementare per una vita, che a diciannove anni, con il suo primo stipendio da insegnante, fece tornare a casa suo papà emigrante in Svizzera. Insomma, se io ho scelto di tornare “terra terra”, doveva aver ragione Lavoisier quando sosteneva che in natura «nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».

La mia impresa edile è frutto del sogno di libertà che mi porto dentro. Nata come ripiego, è divenuta scelta esistenziale; dopo che, per un cambiamento radicale nella mia vita, mi sono ritrovato all’improvviso più che trentenne col culo per terra. Mai avrei pensato, a ventinove anni, di entrare in conflitto con quelli che erano i miei “superiori” e di svestire dall’oggi al domani quella amata veste talare che indossavo da quando di anni ne avevo solo tredici.

Davanti a me, avvolto dalla nebbia, un bivio: mettermi in coda per realizzarmi professionalmente chissà quando e chissà dove nel mondo della cultura e dell’istruzione o tramutare le mie ataviche attitudini edili in opportunità lavorativa, nella mia terra, tra la mia gente. Mio unico vantaggio il fatto di aver sempre abbinato con disinvoltura fin da bambino la formazione intellettuale alle attività manuali.

Saltando nel buio, ho optato per la scelta più saggiamente folle della mia vita: vivere del lavoro delle mie mani. E mi sono deciso a farlo proprio nel bel mezzo della crisi dell’edilizia, mentre l’Italia artigiana soccombeva sotto le politiche di austerity instaurate poco tempo prima dal governo Monti.

In famiglia più d’uno ha storto il naso e perfino la buonanima di Mesciu Ppinu Fattizzo da Casarano (Le) – mio amato Maestro di volte “a stella” – mi ha rimproverato aspramente per il fatto di aver preferito mannàra e cucchiàra al registro elettronico.

Così, un po’ per non scontentare nessuno, un po’ per non gettare alle ortiche il mio bel dottorato in Storia, tra tripli salti mortali e acrobazie degne del migliore trapezista, ho mantenuto a titolo totalmente gratuito la libera docenza presso la Cattedra di Storia Sociale dei Media all’Università del Salento (Facoltà di Scienze della Comunicazione); sono rimasto esaminatore e membro della commissione di laurea presso lo stesso corso, ho continuato ad esercitare l’insegnamento quale docente esperto nelle scuole secondarie superiori; ricerco, studio, scrivo, pubblico, tengo conferenze in Italia e all’estero, ma è grazie alla nobile arte della muratura che porto il pane a casa. Lì mi attendono ogni sera, al termine della lunga giornata di lavoro, mia moglie Anna Rita e i nostri due bambini: Filippo e Angelo.

La mia esuberante esperienza di vita – ora che incomincio a raccogliere i frutti di tanti sacrifici – sta convincendo molti, anche tra i più scettici, di come un Maestro possa essere professore ma che non necessariamente fare il professore comporti l’essere Maestro. E di quanto siano vere le parole attribuite al Poverello di Assisi: «Chi lavora con le mani è un operaio, chi lavora con le mani e la testa è un artigiano, chi lavora con le mani, la testa e il cuore è un artista».

Per tutto questo amo tanto il mio lavoro e vado fiero del fatto che la mia piccola impresa meridionale sia ora ritenuta «un fiore all’occhiello» nel panorama del più autentico artigianato salentino.

Mesciu Cicciu Danieli a Stories

“Stories: scatti e riscatti di vita – #MADEINME”

Francesco Danieli su

Edizioni Universitarie Romane

Eclettico direttore de Gli Argonauti, poggia un curriculum accademico di tutto rispetto sulla semplicità del carattere e dei modi. È a lui che la Casa Editrice invia le proposte di accoglienza di volumi in seno alla collana, perché ne ponga al vaglio i contenuti dal punto di vista della qualità scientifica e dell’attinenza tematica (Storia, Arte e Antropologia Culturale) […]

Mesciu Cicciu Danieli ad Inspire

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